"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3

In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "cristiano"? Game Community intende fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

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Piattaforma: PS3

Lo Sherlock Holmes di Benedict Cumberbatch avrebbe apprezzato Mater Reboot, con un "palazzo della memoria" situato nel centro della città, con porte che conducono a ricordi ed indizi ed inquietanti enigmi da risolvere. Tutto ciò potrebbe ricordare alcuni aspetti dell'avventura di Neo in Matrix, nel tentativo di affrontare un mondo apparentamente reale, estrapolandolo dalla sua codifica binaria, anche se manca la stessa fedeltà visiva. Il gioco è ricco di omaggi a storie del passato, e costituisce una premessa che aveva già fatto Neal Stephenson, pensando a lungo a queste tematiche. Tuttavia l'ottima idea che questo titolo esprime, è annacquata da sezioni di salti e spaventi, nonché da sezioni platform in prima persona piuttosto fuori luogo.

Come accade nsel film del 1999 dei fratelli Wachowski (o in Platone, del resto), Master Reboot ci spinge a mettere in discussione la realtà. In mancanza di indizi o insegnamenti particolari, il personaggio principale annaspa intorno ad eventi piuttosto onirici, costringendolo ad elaborare i trucchi del caso in mezzo a scente ed ambientazioni che cambiano facimlmente, come i brani riprodotti da un lettore musicale.

Il nostro eroe è in realtà una eroina, una protagonista femminile che ci mostra questo mondo attraverso i suoi occhi, ad esempio per mezzo d'immagini strappate, leggendo brani scartati e studiando foto. Il tutto è anche relativo al "Cloud", che è in pratica una banca dati che conserva i ricordi dei defunti, ed a cui possono accedere parenti ed amici, che possono rivivere i ricordi delle persone scomparse, nonché gli accadimenti più importanti della vita di queste persone ormai defunte, come se esse stessero ancora camminando per la Terra. Ci si collega alla "coscienza" virtuale del morto (anche se questo, nella vita reale e non videoludica, è assolutamente impossibile. N.d.T.) attraverso i circuiti del Cloud, lasciando per loro messaggi per mezzo di "luminose paperelle di gomma" (?!). Tale innocenza però inganna, dal momento che tale sorta di "caccia al tesoro" potrebbe servire come ossatura a Master Reboot, ma lo sviluppatore Galles Interactive vi avvolge in un'atmosfera decisamente inquietante.

Master Reboot è uno strano gioco di avventura, fantascientifico, in prima persona. Questo titolo inizia con voi che andate nel "Cloud", un luogo virtuale in cui sono raccolte tutte le informazioni della vita dei morti. Tuttavia qualcosa va storto e vi svegliate su una spiaggia senza sapere chi siete o dove vi trovate, sulla scia di giochi come Amnesia o Huntsman: The Orphanage. Nonostante i buoni sforzi fatti sul fronte della colonna sonora, che abusa di violini, il risultato non è eccellente. Un programma di sicurezza di nome "Seren.exe", vi ossessiona seguendo i vostri passi sotto la forma di una bambina, che evoca l'immagine dell'agente Smith o del G-Man in Half-Life, creando sufficiente panico e brividi quando la si vede con la coda dell'occhio.

Riguardo a questa inquietante presenza, solo dall'apparenza innocente, provate a dare un rapido sguardo in una stanza buia, e si potrebbero vedere i suoi occhi luccicanti nell'oscurità. A volte mi piacerebbe guardare indietro un secondo più tardi solo per vedere che se ne è andata, ed i brividi mi avrebbero suggerito di accendere la lampada sulla mia scrivania nel mondo reale. Ma lei diventa sempre più audace, anche all'eccesso. Aprite un armadio nella memoria della vostra scuola elementare, e "Buuuu!", eccola spuntare fuori. A volte ti insegue con determinazione, e ti costringe a giocare a nascondino fra i sedili di un aereo di linea senza passeggeri. Ahimè, lei è un lupo con i denti gommosi da orso: se ti prende il sistema si riavvia, e ti trovi a dover ricominciare quasi dal punto in cui eri prima.

Le sue ripetute buffonate ricordano Dennis the Menace, senza però i Baby Boomer. Potrei dire: "Urla, ragazzo. Io sto lavorando, qui." Ed io generalmente apprezzo il lavoro, fin troppo. Un puzzle potrebbe farmi ripetere una breve successione di note sulla tastiera, mentre in un altro potrei trovarmi a riordinare le cose in un parco giochi spettrale. In un altro luogo, potrei scovare una paperella di gomma, per la capacità matematica veramente scarsa della nostra eroina.

A volte, tuttavia, questi enigmi mettono i miei nervi a dura prova, come nel caso di un ricordo che mi ha costratto a guardare il traffico in arrivo, oppure uno che mi ha fatto riportare alla mente un'immagine della memoria quando era un ora o più che non avevo visto la figura di mio padre. Una volta che si completano questi puzzle, di solito si comprende meglio la natura del protagonista, e questo è un bene, ma la costante possibilità che la bambina spunti fuori come un pupazzo da una scatola smorza il piacere di superare queste sessioni di gioco. Il tutto come ne non bastasse, di per sé, il Master Reboot. Il racconto di Wale ti fa a volte attraversare texture semplicistiche con movimenti a scatti, fino a combattimenti occasionali con l'ascia come avviene, ad esempio, in Minecraft, ma anche i soli ricordi puzzano di macabro. Le porte pesanti come il piombo ti fanno affacciare su di una moltitudine di ricordi, molti dei quali realizzati con lampi di luce efficaci ed effetti sonori. Potresti ritrovarti a frugare fra la sabbia di una spiaggia per trovare l'anello del fidanzato, oppure essere nella vostra camera da letto d'infanzia dal punto di vista di un giocattolo.

La maggior parte delle memorie è minacciosa, alcuni sono vagamente felici, ma da loro esala un qualcosa di corrotto, e solo completando i puzzle e trascrivendo i dialoghi è possibile scoprire i veri ricordi e, in definitiva, la verità su di te. Sia la storia sia gli enigmi tendono a perdere forza man mano che ci si avvicina alla fine, purtroppo, ma c'è sempre un certo piacere nel cercare le anatre di gomma dopo le papere, formate dalla medesima sostanza, sempre sperando che la bambina non gridi "oca". Eppure anche in questi casi ci sono ancora dei problemi, sia su PC che sulla PS3, come ad il cursore per i puzzle che non fa clic esattamente dove dovrebbe, costringendoti a risolvere queste sezioni provando a caso le varie parti che le costituiscono.

 

 

Nel frattempo, frugando fra gli sparsi ritagli di giornale e le trascrizioni di dialoghi, rivela il male insito nella progettazione di questo gioco, e come fa Master Reboot a gestire tutto questo? Non dandoci qualche spunto intellettuale in stile BioShock per giustificare il lavoro investigativo delle ultime sette o otto ore, no. Master Reboot si trasforma in un platform a tempo in prima persona su pannelli galleggianti che si muovono "in alto" nel cyberspazio. E' come se il regista di Vanilla Sky si fosse fatto da parte per gli ultimi cinque minuti, lasciando che Michael Bay prendesse il timone. Non ci si riesce a preparare bene per questi ultimi momenti, e nel mio caso ho dovuto scacciare la frustrazione prima di trovare il Mario che è in me. In sostanza, l'idea portante di Master Reboot, ossia una banca dati che memorizza i ricordi dei morti, è forte, ma a volte il fatto di divertirsi con spunti horror indebolisce i suoi elementi base di esplorazione. Anche così, la sua atmosfera inquietante ed un'ampia gamma di enigmi riescono a compensare i lati più deboli, ma il finale con un boss fuori posto ed un una sezione platform a tempo rovinano il divertimento.

Fonte: ign.com

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