"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3

In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "cristiano"? Game Community intende fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

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La pratica di vendere giochi in "Early Access", ossia ancora in fase di sviluppo, è attiva sulla piattaforma Steam già da tempo, nel bene e nel male. I giocatori sono ancora piuttosto incerti se tutto ciò sia una buona cosa, in quanto gli sviluppatori ottengono denaro per un prodotto non ancora terminato, con la promessa che sarà completato in futuro.

Adam Boyes ha riferito a Gamasutra che la possibilità di vendere giochi in "Early Access" è in corso di discussione all'interno di Sony. La questione riguarda la qualità e l'etica, dal momento che occorre garantire un buon prodotto senza correre il pericolo di far vedere ai giocatori la classica carota, senza renderli consapevoli dei rischi. Boyes ha affermato: "Non vogliamo che qualcuno s'imbatta in un titolo aspettandosi un prodotto completo, per poi averne un'esperienza negativa."

Mentre questa tipologia di commercio rappresenta certamente un concetto interessante sia per gli sviluppatori sia per gli editori, un aspetto importante riguarda il fatto di mettere in vendita alcuni prodotti senza che siano stati sottoposti a test rigorosi. Spesso i giochi rilasciati con accesso anticipato portano promesse di grandezza, agendo in maniera simile a Kickstarter, nel senso che raramente hanno i fondi necessari per completare l'opera.

Le vendite, tuttavia, non mentono. Attualmente i titoli maggiormente venduti attraverso Steam sono equamente distribuiti fra versioni complete e ad accesso anticipato. Una delle più grandi storie di "successo", in ambito di Early Access, è rappresentata dal gioco survival-horror Day Z di Bohemia Interactive. Questo titolo ha ricevuto vari elogi, a seconda dei giocatori, tuttavia non ha potuto mantenere alcune promesse fatte dal team di sviluppo per via delle difficoltà incontrate quando il fondatore e creatore di Day Z, Dean "Rocket" Sala ha lasciato lo studio.

La preoccupazione è che i giochi ad accesso anticipato si vendono facendo ben chiaro all'acquirente che si tratta di un gioco non completo, e quindi eludendo la corretta ricezione critica. Com'è possibile recensire un gioco che, in teoria, è in continuo cambiamento? Si tratta di un pensiero preoccupante ed un po' rischioso. Mentre fermarsi a questo sarebbe troppo pessimista, sarebbe però ingenuo negare la validità di quanto detto. Con un certo sollievo Boyles sostiene che l'etica è parte della questione, affermando: "Onestamente, stiamo lavorando su questo. Stiamo cercando di capire cosa va bene." Questo è davvero il punto da considerare: che cosa è OK? Fino a che punto si rischia di fare un passo indietro, affermando di aver educato il consumatore su quanto va ad acquistare, che probabilmente contiene dei bug che vanno dal divertente al grave? Anche se ciascun cliente può decidere per sé, bisogna prendere in considerazione il fatto che per circa due decenni il pubblico videoludico ha potuto giocare con titoli completi e finiti. Patch e DLC vari sono diventati un'abitudine negli ultimi cinque anni, con considerazioni del tipo "il gioco può richiedere una patch per correggere alcuni problemi" e "questo titolo potrebbe non funzionare in un prossimo futuro".

Alla questione si aggiunge il fatto che i titoli ad accesso anticipato possono essere venduti anche al dettaglio, e questo complica ulteriormente la discussione. Boyes ha detto: "Noi, ovviamente, abbiamo dei requisiti tecnici da rispettare a cui gli sviluppatori devono aderire". Questo dovrebbe essere di conforto per quanto riguarda il livello qualitativo di Sony. Una cosa da considerare è che rilasciare giochi non finiti su console è una proposta molto diversa rispetto a quello che avviene per PC. I Personal Computer non sono prodotti da una sola ditta, e per questo un danno all'immagine aziendale non è un rischio reale; tuttavia, nel caso di Sony, se dovesse assumersi questo rischio e venisse considerato come un qualcosa d'ingannevole e sotto gli standard, ci sarebbe la possibilità di una grande ritorsione da parte della base di utenti di Microsoft, fornendo un'occasione per capitalizzare la situazione.

In fin dei conti, Sony è ben nota per avere in mente il consumatore, ed è il parere di questo editor che farà ciò che sentirà essere la cosa giusta. Anche così, però, questa è una conversazione interessante, perchè una decisione sbagliata potrebbe costituire un pericoloso precedente che sposterebbe l'attenzione da cosa è giusto a cosa porta profitto, e solo questo è spaventoso.

Fonte: pulp365.com

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