"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3

In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "cristiano"? Game Community intende fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

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Nel mese di giugno di quest'anno 2014, la società Capcom compirà 30 anni, aggiungedosi all'elenco delle "game-house" più longeve, con Electronic Arts e Activision. Persino lo stesso Katsuhiko Ichii, direttore della divisione giochi di consumo, pare un po' stupito. Ichii ha riferito alla rivista Famitsu, nel corso di una recente intervista: "Non credo che negli ultimi 30 anni un settore abbia avuto dei così grandi e rapidi cambiamenti come l'industria del gioco. Si tratta di qualcosa di veramente importante, la grafica ha raggiunto livelli completamente diversi, ed anche i campi in cui si esprimono i videogiochi si sono ampliati, rispetto a 30 anni fa; non credo che qualcuno abbia potuto immaginare cose come lo smartphone gaming. Il fatto che i dispositivi (PC e mobili) sono migliorati, permette ai giocatori di divertirsi ovunque."

Una delle ragioni della longevità della casa Capcom è dovuto alla sua misteriosa abilità di creare prodotti inaspettati come Mega Man nel 1987, Street Fighter II nel 1991, Resident Evil nel 1996 e Dead Rising nel 2006, che instaurano nuovi franchise che creano interi nuovi generi, anche a vantaggio del business.

Ichi prosegue affermando: "Penso che ciò derivi dal fatto di mantenere la sfida con noi stessi, non ci siamo mai lasciati andare sulla difensiva. Guardando indietro, ogni volta che è stato sviluppato un nuovo hardware, siamo sempre riusciti a creare nuovi contenuti. Abbiamo sempre pensato a cosa poter realizzare con un nuovo hardware, e credo sia questo il motivo per cui tanti ci supportano."

Tuttavia Ichii ammette che ora Capcom si trova ad affrontare una maggiore concorrenza di prima, soprattutto sul fronte occidentale. "Alla fine dell'E3 ci siamo accorti come la qualità dei titoli occidentali stava migliorando a grande velocità. Ad essere onesti, eravamo abbastanza in panico. Siamo arrivati al punto di avere una riunione di emergenza con il personale durante l'E3 ed abbiamo tutti concordato che, se continua così, rischiamo di essere lasciati nella polvere. Ciò è dovuto sia a motivazioni tecniche, sia per una questione di idee ed unicità che riguardano i nostri titoli. Noi abbiamo una particolare visione dei giochi, ma c'è bisogno di dare più smalto alla squadra. Così, durante il periodo che abbiamo chiamato 'post-E3', abbiamo intensificato la ricerca in fatto di grafica e programmazione per l'E3 di quest'anno."

 

 

I risultati si sono visti, sia con Dead Rising 3 per Xbox One, sia all'inaugurazione della PlayStation4, con il gioco di ruolo online Deep Down. "C'è qualcosa che diventa veramente fonte d'ispirazione per i nostri sviluppatori, quando sentono parlare di un nuovo hardware. E' come se si accendesse un interruttore. [...] Deep Down è un titolo che ha creato molte nuove idee, per quanto riguarda la ricerca sulla PS4. Rilasceremo ulteriori informazioni su questo gioco in futuro, ma penso che sia un titolo davvero unico."

 

 

Come può Capcom competere con l'Occidente in futuro? Nella mente di Ichii, tutto si riduce ad un concetto: unicità. "Quello che ho visto in questi anni, riguardo i giochi che generano interesse in Occidente, è che non è solo una questione di tecnologia. Non tutti sono perfetti nel complesso, ossia grafica, storia, controlli e così via; è che sono davvero eccellenti in alcune parti dell'esperienza. Ad esempio, l'impostazione delle ambientazioni potrebbe essere davvero emozionante, oppure avere un sistema di gameplay unico. Essi competono in questi campi unici, e questo è ciò che in definitiva rende un gioco unico, o vendibile. In altre parole si tratta della parte di gioco che solo quel titolo è in grado di fornire. E' importante rendersi conto di quanto sia importante questa unicità, ossia il marchio. Credo che vedremo progressi nella tecnologia e negli stili di gioco in futuro, ma credo che l'unicità è ciò di cui abbiamo veramente bisogno per garantire noi stessi. [...] Non credo che ogni titolo che realizziamo debba vendere altrettanto bene in tutto il mondo, ogni regione ha i propri gusti in temini di contenuto, e ci sono giochi che sono particolarmente adatti per ogni regiocne."

Fonte: polygon.com

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