"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3

In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "cristiano"? Game Community intende fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

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Di "realtà virtuale" si parla ormai da molto tempo; già negli anni '80 e '90 del secolo scorso, benché la tecnologia disponibile fosse piuttosto rudimentale, già si fantasticava sulle potenzialità che questo settore avrebbe potuto offrire. Film, fumetti, romanzi e, naturalmente, riviste di videogiochi, ipotizzavano ormai l'avvento di dispositivi bio-cibernetici, caschi, visori, sensori, macchine roteanti etc. Il fatto curioso è che l'uomo, che già fatica considerevolmente a districarsi nel mondo reale, tenta ora di creare dei mondi artificiali che, allo stato attuale delle innovazioni elettroniche, implicano essenzialmente i sensi della vista e dell'udito. In pratica la realtà virtuale (da non confondersi con la "realtà aumentata", anche se forse si fonderanno) mira a simulare, quasi ad ingannare, la visione e l'udito, poi si passerà al tatto (vedasi tentativi di operazioni chirurgiche a distanza) e... a che altro ancora? Forse è meglio non pensarci.

Ad ogni modo, dopo un periodo di "quiescenza", negli ultimi anni le ricerche sono state riprese, soprattutto in ambito videoludico. Durante l'ultimo Consumer Electronic Show di Las Vegas è stato infatti presentato il "casco-visore" Oculos Rift e, chi lo ha provato, pare che abbia avuto veramente la sensazione di trovarsi in un altro mondo, sebbene qualcuno probabilmente abbia anche provato un po' di nausea, tipo mal di mare. La casa produttrice di questo marchingegno è la Oculos VR che, sebbene non abbia ancora intascato degli utili dalle sue ricerche, vanta numerosi finanziatori. Pare infatti che abbia ricevuto in tutto qualcosa come 90 milioni di dollari, e non è poco per una "start up". Fra i collaboratori di quest'azienda figura anche John Carmack, l'ideatore dei giochi Doom e Quake, pietre miliari nella storia degli sparatutto in prima persona. Carmack ha lasciato la ID Software per unirsi al progetto, forse ipotizzando scenari a dir poco mirabolanti quanto inquietanti.

Il funzionamento di Oculos Rift, al momento, pare un po' macchinoso, ma i risultati sembrano essere promettenti. Innanzitutto il visore interno è un'OLED (come quello degli smartphone) con risoluzione full HD. Di fronte all'utente (leggasi, per ora, videogiocatore) è posizionata una piccola telecamera che registra i movimenti del capo, mentre all'interno del casco è presente un giroscopio. La risulatante delle due analisi, interna ed esterna, si traduce in movimenti ed azioni durante i giochi, che probabilmente inizieranno ad essere venduti nel 2015, prima per PC e poi per console. La compagnia Valve, nota per la sua famosa piattaforma di distribuzione on-line di giochi, Steam, ha confermato di non voler produrre una propria macchina per la realtà virtuale, e quindi si suppone che entrerà in collaborazione con la Oculos VR.

 

 

Intanto un gioco quasi sicuramente candidato ad utilizzare questa nuova tecnologia è “The Witness”, il cui autore, Jonathan Blow, è il medesimo di “Braid”, un puzzle-platformer per PC che ha ricevuto numerosi riconoscimenti, soprattutto per la caratteristica peculiare di poter manipolare il flusso del tempo.  “The Witness”, che dovrebbe uscire per PS4 nella primavera del 2014, ha un’ambientazione tridimensionale, contrariamente a “Braid”, che è essenzialmente bidimensionale. Il giocatore, senza un nome preciso, deve superare almeno 7 dei 10 livelli di gioco, ambientato su un’isola, per poter accedere all’obiettivo finale, una montagna. Delle meccaniche di gioco si sa che ci sono, ovviamente, degli enigmi e dei “puzzle” da affrontare, compiendo varie azioni, incentrate soprattutto sul movimento; le indicazioni sono essenzialmente di tipo grafico, e non testuale, da interpretare un po’ come la segnaletica stradale. Nell’attesa di giocarci “virtualmente” con casco-visore (e magari una “Steam Machine”), chi vuole lo potrà provare con un comune gamepad, che è sicuramente privo dei possibili “effetti collaterali” di una full-immersion virtuale.

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