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"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3             In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "Cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "Cristiano"? Game Community tenterà di fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. È infatti in preparazione il sito GC = Gesù Cristo, che sarà un social network per videogiocatori Cristiani. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!



Painkiller: Black Edition - Recensione - Un'interessante sfida "vecchia scuola"

Piattaforma: PC

Sviluppatore: People Can Fly

Genere: FPS Arena

Data di uscita: 12 Aprile 2004

Modalità: Singleplayer + Multiplayer (non più praticabile a causa della chiusura di Gamespy)

Supporto per il controller: No

Prima di iniziare a parlarne, vorrei raccontare una breve storia su questo gioco. Tempi indietro, a discapito di quel che dicevano altri giocatori, provai più volte Painkiller, e mi è sempre sembrato un gioco molto lento e pacato, soundtrack a parte, quindi mi fermai al primo livello. Circa un anno dopo, mi tornò in mente, e allora scrissi un post nell'Hub del gioco, su Steam, e un saggio mi consigliò di giocarlo saltellando e blastando qualsiasi cosa che riuscivo a vedere, muovendosi tenendo premuto W e muovendo a destra e sinistra il mouse per acquisire velocità, in modo analogo a come si usa fare per Quake. Oltre a questo, mi consiglio anche la patch amatoriale per il Widescreen, che dà anche la possibilità di cambiare il FOV (che io ho sparato subito a 110)... il risultato è questa recensione.

Painkiller: Black Edition è il pacchetto definitivo del primo Painkiller, titolo che prese ispirazione da Serious Sam, Quake, e altri capostipiti del genere FPS ''alla vecchia''.

Comprende il gioco base più la prima ed unica espansione, Battle out of Hell.

Suddividerò questa recensione in: Gioco, Espansione, Pacchetto.

Esso è considerato, da molti, un capolavoro, e da altri una ciofeca. Io sono nella via di mezzo.

Graficamente, senza dubbio il titolo è stato al passo coi tempi, ed è ancora valido tutt'oggi, e per quanto il Bloom possa sembrar esageratamente sfruttato per rendere il tutto più coincitato, giocandolo non ci farete nemmeno caso, ed il risultato finale non è male.

Il comparto audio, è di ottima qualità: effetti sonori mozzafiato, doppiaggio non eccezionale, ma tutto sommato accettabile, ed una colonna sonora alternante pezzi Ambient a duro Heavy Metal, che aiuterà soltanto di più a spaccare tutto quel che vi si pone d'intralcio nel vostro cammino.

Per quanto riguarda le Cutscenes, invece, sono di bassissima qualità, animate veramente male, e non vi è possibilità di aggiungere dei sottotitoli, ma probabilmente tutto questo sorge soltanto perchè l'ho giocato quest'anno e quindi mi sembra eccessivamente ''vecchio''.

La longevità è buona, sulle 15 ore per il gioco base, e altre 5 per l'espansione, il che va più che bene, se non fosse per un piccolo inconveniente di cui parleremo più avanti.

La trama parla di Daniel Garnier, fondamentalmente un ''metallaro'' che una sera, mentre guidava con la moglie affianco, ha fatto un'incidente stradale, ed è passato all'altro mondo. Il dilemma è che non si sà bene quale di altro mondo, e quindi rimane intrappolato nel purgatorio, dove viene incaricato da un messaggero di Dio di scendere all'Inferno per uccidere quattro generali dell'esercito creato da Satana per distruggere il Paradiso.

Tutto questo, ovviamente, è soltanto una scusa per far esplodere migliaia di demoni, non è affatto per la trama che si gioca Painkiller, tuttavia rimane ben fatta, e l'idea di Inferno proposta da questo gioco probabilmente non si è mai vista da nessun'altra parte, dato che riesce a donare un level design superbo che và da basi militari a medievali paesini rovinati dalla peste, e molte altre sorprese che non vorrei rovinarvi.

Il gioco comincia bene, con livelli della media durata di 10 minuti, cosa estremamente positiva per un FPS ancora più ignorante di Duke Nukem o Serious Sam o Quake, visto che qui l'unico obbiettivo è sfraccellare ondate di demoni (rivisitati a seconda dell'ambientazione dei livelli, il che gli dona una peculiare varietà), e spaccare oggetti distruttibili per ottenere denaro, finchè non si arriva fine capitolo dove ci sarà una Boss Fight.

Le Boss Fight le ho sempre trovate parecchio impegnative, e dotate di piccoli enigmi che vi daranno, per una volta, da pensare (e non solamente da sparare)... e per quanto riguarda il livello di sfida, è veramente alto, l'ho giocato al Nightmare e non è stato una passeggiata.

Per quanto riguarda la parte orripilante del level design è che dal secondo capitolo in poi, le mappe diventeranno letteralmente GIGAENORMI, impiegandovi dai 30 ai 50 minuti per completarle, in che mi ha portato a finire il gioco in circa un mese, dato che non avevo mai voglia di andare avanti.

Ogni arma, tra l'altro, ha due modalità di fuoco, il design delle armi è superbo anch'esso, e ciascuna si presenterà utile in determinata situazioni, come in ogni old-school shooter che si rispetti.

C'è anche un sistema basato sulle anime degli avversari caduti, secondo il quale, una volta arrivati al simbolico numero di 66 anime, avremmo modo di mutare in un demone, diventando invulnerabili, vedendo a tempo rallentato, e facendo danni elevatissimi, uccidendo in un colpo solo ogni nemico.

Oltre a questo ci sono anche della abilità, distribuite come tarocchi delle carte, che daranno vari bonus quando attivati, a patto di aver abbastanza oro per portarle in campo.

Tutto questo sistema (devo ammettere, piuttosto curioso, ma anche ben riuscito per essere implementato in un FPS) mi ricorda parecchio quando, da bambino, andavo dai miei amici che, contrariamente a me, giocavano con la PlayStation 2. E c'erano quei giochi come Dragon Ball o Naruto, dove si era in raccolta costante di monete e altri oggetti che potenziavano il personaggio. Tutto questo, per me, è positivo, perchè mi ricorda quando ancora non provavo odio verso il genere umano, ma qua stiamo entrando un pò troppo sul personale.

Insomma, il sistema è ben riuscito, l'idea di fondo è fantastica, anche se il level design così enorme fà un pò storgere il naso, ed il gameplay rulla. Vi starete chiedendo cos'è che non mi è piaciuto molto, ed ora viene il bello.

Painkiller non è un gioco molto curato e trattato bene, da parte dei suoi sviluppatori: è dotato di un numero incalcolabile di fastidiosi bug, se fate troppi quicksave il gioco crasherà (quindi vi consiglio di cancellarli ad ogni livello passato), il multiplayer è morto da tempo visto che utilizzava Gamespy e gli sviluppatori non sono minimamente interessati a riportarlo in vita, ed una boss finale veramente penosa e poco soddisfacente, seguita da un finale non degno del resto del gioco, fortunatamente ritirato su dall'espansione.

Tutto questo contriubisce a rendere quello che sarebbe potuto essere un capolavoro (un must, quindi) degli FPS Arena moderni, un semplice giochino di nicchia, non curato, che peggiorerà ulteriormente con le successive incarnazioni del brand.

Appena finito il gioco base, avviai subito l'espansione, e la prima cosa che mi balzò all'occhio fu il notevole miglioramento delle scene di intermezzo, animazioni molto più fluide e ben realizzate, modelli più realistici, e qualità lievemente migliorata.

In questa espansione vedremo Daniel riprendere dove aveva lasciato: 1) Il lavoro a metà; 2) I giocatori con un forte istinto omicida verso gli sviluppatori.

Gli toccherà, quindi, uccidere definitivamente il suo ''caro amico rosso, gigante e tanto tanto cattivo'', ma dovrà nuovamente farsi strada attraverso un grande numero di mostri.

In questa espansione incontreremo due armi nuove, ben riuscite e piuttosto innovative, 10 livelli in più, nuove carte, ed una varietà di livelli ancora maggiore. Come il gioco stesso, l'espansione comincia bene, introducendo anche meccaniche del tutto nuove al gioco stesso, e mantenendo una durata sopportabile della mappe.

Tutto sembrava perfetto, addirittura migliore del gioco stesso, cosa molto rara ai tempi e sempre più rara con il progredire dell'industria videoludica. Ad un certo punto le mappe iniziano ad allargarsi disumanamente, ma quello andava bene, dato che pensavo di aver capito che ormai fosse nello stile del gioco.

Stavo già per dire che l'espansione ERA effettivamente migliore del gioco stesso, se non fosse stato per un livello. Un dannatissimo livello. Leningrad, sarà l'area che vi darà più da bestemmiare di qualsiasi altra. Il livello di sfida è improponibile, la mappa è enorme, e come se non bastasse l'IA è ancora più stupida del solito (non che fosse quello a rendere il gioco difficile, comunque), essendo in grado, questa volta, di incastrarsi in degli angoli, il che mi ha fatto osservare la bussola per cercare l'ultimo nemico, tra l'altro SBAGLIATA. E quando ho fatto un pò di backtracking in attesa di una risposta di un mio caro amico che ha provato a sbattersi per darmi una mano, ho trovato questo pirla incastrato in un punto... non immaginate quanto glie le ho suonate.

Ad ogni modo, l'espansione in sè non è male, ed è un must se uno si vuole giocare per bene il gioco, dato che il finale del gioco base fà cadere i capelli, e quello dell'espansione, invece, è alquanto cazzuto, dotato anche di una boss fight decisamente più ingegnosa ed interessante.

Insomma, Painkiller è un'occasione sprecata, un qualcosa che poteva diventare di culto ma che si è limitato ad essere un prodotto di nicchia, a causa di alcune imperfezioni su cui si poteva lavorare meglio. Si potrebbe quasi dire che è un piacere maggiore per gli occhi che per tutti gli altri sensi.

Lo consiglio agli amanti degli FPS Arena, ma solo se si disponde di tanta voglia e pazienza.

Voto: 7.5

Autore: Francesco

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