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Fract OSC - Recensione - Un gioco musicale interessante, ma ambientato in un mondo un po' asettico.

Piattaforma: PC

Sviluppatore: Phosfiend Systems

Genere: Indie

Data di uscita: 22 aprile 2014

Modalità di gioco: Single player

Supporto per il controller: Sì

Personalmente amo la musica. Mi piacciono le sensazioni che genera, come un paio di note unite assieme in una melodia possano riempirmi di gioia. Se però le note cambiano posizione, questa gioia può trasformarsi in tristezza. Tutto ciò è molto interessante, e dovrebbe diventare un fertile terreno di esplorazione per un gioco. Fract OSC, per l'appunto, tenta di fare ciò, e pensavo che potesse avere successo. Tuttavia, dopo aver passato un po' di tempo nel mondo di questo titolo, non mi trovo molto a mio agio.

L'obiettivo principale di Fract OSC è quello di migliorare le condizioni di un astratto mondo, simile a quello di Tron, mediante il potere della musica. Il gameplay è incentrato sull'aiuto che il giocatore può dare in questo strano mondo futuristico; in realtà è come essere un piccolo riparatore che utilizza un sintetizzatore. Il gioco inizia in maniera piuttosto incolore, senza alcuna indicazione su come riportare la terra alla vita. Lo sviluppatore di Fract OSC lo definisce come "un gioco in prima persona di esplorazione musicale", con il termine essenziale che dovrebbe essere "esplorazione". Il giocatore si aggira in questo strano ambiente senza particolari punti di riferimento, aggirandosi per questi paesaggi per cercare degli elementi con cui interagire. Cliccando con il pulsante destro del mouse la vista, per l'appunto, cambia in forma interattiva, evidenziando i punti di interesse, altrimenti non si può spostare nulla, o cambiare qualcosa od invertire. Questa è l'unica possibilità di risolvere gli enigmi in Fract OSC, e in pratica scoprire i vari puzzle risulta un puzzle stesso.

Il mondo di questo gioco è diviso in tre parti, basate sia sui colori sia sulle capacità specifiche di espressione di un sintetizzatore: lead, bassi e pad. I vari percorsi contengono i propri tipi di puzzle, anche se questi enigmi sono sempre in coppia: un puzzle meccanico, unico in una determinata area, seguito da un rompicapo di tipo "sequencer". Si deve completare la prima parte, sollevando piattaforme o completando circuiti musicali, per poi avere accesso alla seconda. Se si riesce a risolvere il puzzle sequencer, le onde musicali riempiranno l'ambiente con una colonna sonora completa di musica house molto appagante.

Il vostro progresso nel gioco è indicato da fasci di luce che viaggiano per il mondo. Non bisogna obbligatoriamente seguire un solo percorso alla volta, si possono infatti utilizzare dei punti particolari delle vie per svolazzare su una qualsiasi delle aree del gioco che avete scoperto. A chi piace la libertà, sarà capitato in altri giochi d'imbattersi in puzzle particolarmente ostinati; in Fract OSC non si arriva mai a questo punto, dal momento che è possibile esplorare nuove aree anche se non si riesce a risolvere un particolare enigma.

Riuscire a trovare i vari puzzle, in effetti, è la parte più noiosa del gioco. Non è mai immediatamente evidente quale sia la maniera per progredire ulteriormente; andano in giro per questo mondo per lo più incolore, come si è detto, può divenire a volte qualcosa di triste. Il design di questo titolo indie è piuttosto futuristico, con un sacco di colori grigi e qualche tocco occasionale di neon rosso, blu o verde. Una specie di filtro fa sembrare la visuale simile a quella che si otterrebbe guardando attraverso un monitor analogico; ad ogni modo tutto ciò è piuttosto strano e non sembra, in effetti, molto futuristico: in pratica sei all'interno di un sintetizzatore.

Per essere un gioco musicale, Fract OSC è sorprendentemente tranquillo, con qualche tocco di atmosfera che si trova passeggiando per le strade per andare da un puzzle ad un altro. Lo scopo principale è quello di aiutare la colonna sonora ad evolversi, anche se quest'ultima non sembra far parte realmente dell'esperienza di gioco. Se messe insieme, l'audio e le immagini di questo titolo offrono una sensazione decisamente fredda, che credo sia l'esatto opposto di ciò che lo sviluppatore Phosfiend Systems intendeva raggiungere. Non si avverte un legame personale con il gioco, e spesso ci si sente annoiati e persi. Trovare un puzzle da risolvere, anche uno semplice come trasformare delle piattaforme per guidare un fascio di luce da una parte all'altra, risulta una sorta di breve distrazione in un mondo di emozioni in cui vi trovate a vagare. Si tratta inoltre di un'esperienza estremamente solitaria, anche Jeff Bridges aveva degli amici in Tron. In pratica siete solo voi ed un deserto digitale, punteggiato da mari di luce al neon verde.

La parte bella di questo gioco è che è possibile usarlo come uno strumento, mediante accessori per il sequenziamento incorporati per realizzare musiche elettroniche. Gli strumenti stessi sono interessanti, ed usano i principi di base del sequenziamento, in maniera accessibile ed utile, come gli step, la modulazione del tono, etc. Potrai sempre iniziare a giocare nella zona di Studio, dove i vari strumenti e le modulazioni sono bloccati fino a quando completate i vari puzzle, anche se è possibile comunque sbloccarli facendo clic su un pulsante per saltare direttamente al brano successivo, una tipica musica house. Questo, in pratica, significa che non è obbligatorio terminare la partita, e vorrei averlo saputo dall'inizio.

Amo la musica, e per questo motivo mi piaceva l'idea di Fract OSC, ma in questo gioco non mi ha colpito nulla in particolare. Non lo destesto, ma nemmeno mi piace, dal momento che si tratta di essere soli e persi in questo mondo, che è freddo e spesso privo proprio della musica che è dovrebbe produrre. La musica mi fa sempre sentire qualcosa, ma questo gioco mi ha lasciato una sensazione di intorpidimento.

Fonte: pcgamer.com

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