Layers of Fear - Recensione - Nella mente di un pittore divenuto folle

Piattaforme: PC, PS4, Xbox One

Sviluppatore: Bloober Team SA

Genere: Avventura, indie

Data di uscita: 27 Agosto 2015

Modalità: Single player

Supporto per il controller: Sì

Layers of Fear è quel tipo di gioco che trascina il giocatore in una storia complessa, in un ambiente convincente e nella mente del protagonista, che sembra essere una mente molto disturbata. Avrete paura, e vorrete averne ancora di più. Il gameplay non è complicato. Si tratta di un gioco di esplorazione e dovrebbe essere semplice. Si cammina in giro.

Si aprono porte, cassetti ed armadi, esplorando ogni pollice quadrato di una casa splendidamente realizzata. Si prendono in mano pezzi di carta, chiavi ed altri oggetti. Per questi aspetti, Layers of Fear non è unico. L'esplorazione horror è un genere ben consolidato. Ciò che rende il gioco eccezionale sono le bugie che ruotano intorno al suo nucleo fondamentale. Si tratta di un gioco che cambia intorno a te, dove camminare più volte attraverso lo stesso corridoio non è la stessa cosa.

Noi siamo per natura disturbati quando le cose che ci sono familiari sono stravolte. Gli umanoidi senza volto sono un classico elemento di orrore. Gli esseri umani con troppe articolazioni sono altrettanto terrificanti. Layers of Fear non fa altro che presentare un ambiente casalingo, permettendoci di sentirci a nostro agio in esso, prima che questa familiarità diventi un incubo. La casa presenta un'architettura classica, e per i primi minuti del gioco si cammina per la casa e ci si abitua agli ambienti. A questo punto, quando ci si sente finalmente a proprio agio nella casa, questa comincia a cambiare. Sottilmente, e poi meno sottilmente, smette di essere un luogo confortevole, con sedie e coltelli che volano vicino a te, muri che si anneriscono e dipinti che si distorcono. Si arriva al punto in cui si ha paura di distogliere lo sguardo dai dipinti in una camera, per paura che quando si guarderanno di nuovo non saranno così innocenti.

La parte più inquietante di Layers of Fear è l'aspetto psicologico. Il protagonista non è tanto folle, all'inizio, ma lo diventa nel corso del gioco e, man mano che la storia si rivela, la sua follia diventa evidente. Per mezzo delle lettere, dei ritagli di giornale e della corrispondenza con i medici, la tragica storia del protagonista viene presentata in un modo che non solo è affascinante, ma aumenta anche il gameplay. Se mettete assieme i sentimenti di familiarità e di scarsa familiarità, avrete un gioco che mette veramente il giocatore nei panni di un folle.

Considerando che il protagonista è egli stesso un pittore, sarebbe un delitto se non parlassimo dell'aspetto artistico del gioco. Realistica, scura e assolutamente terrificante sono solo alcune parole che potrebbero descrivere la grafica del gioco. Questo titolo si ispira al movimento artistico del "brutto", un qualcosa di cui non avevo sentito parlare, ma innanzitutto non sono un artista. Dopo alcune ricerche sono stato in grado di elaborare il tema generale del movimento. Questo si ribella al concetto che l'arte debba essere bella, o rappresentare la bellezza, mentre invece rappresenta immagini brutte e grottesche. Una citazione che ho trovato, di Umberto, la descirve giustamente:

"La bellezza è in qualche modo noiosa, anche se il suo concetto cambia nel corso dei secoli, ma comunque un oggetto bello deve sempre seguire alcune regole. Un bel naso non dovrebbe essere più lungo di 'quello' o più corto di 'quello'. Al contrario, un brutto naso può essere lungo quanto quello di Pinocchio, grande come quello di un elefante o come il becco di un'aquila. La bruttezza è imprevedibile ed offre una vasta gamma di possibilità."

Quello che ho trovato stupefacente sono stati gli effetti visivi del gioco, e come essi imitavano le pennellate, mantenendo il motivo dei dipinti sempre presente nel gioco. I dipinti si trovano in ogni aspetto del gioco, creando una narrazione molto coesa. Il gioco prende molto da Silent Hills, con le camere che si ripetono, le scritte sui muri e gli ambienti che cambiano sottilmente, tutti aspetti molto familiari. Layers of Fear espande questi concetti nel miglior modo possibile. Il gioco non si sente tanto come se avesse rubato qualcosa a Silent Hills, ma come una lettera d'amore per quest'altro titolo. Questi concetti sono uniti ad una trama complessa, all'accento posto sulla pittura e ad uno stile artistico horror che vorremmo sicuramente vedere più spesso.

Fonte: thegamerscene.com