NOTA! Questo sito utilizza i cookie.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Menù principale

Game Community Network

     

"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3             In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "Cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "Cristiano"? Game Community tenterà di fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. È infatti in preparazione il sito GC = Gesù Cristo, che sarà un social network per videogiocatori Cristiani. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!

Molti fra i più importanti sviluppatori di videogiochi prediligono il multiplayer online

Qualche tempo prima dell'uscita di Titanfall, il capo di Respawn Entertainment Vince Zampella espresse le ragioni per cui lui ed il suo team avevano deciso che il gioco dovesse essere solo "multiplayer", ossia giocabile solo online e, ovviamente, privo di qualsiasi modalità single player. Lo sviluppatore di Titanfall aveva esaminato alcuni dati statistici, secondo i quali solo il 5% dei giocatori terminerebbe la campagna o "storia" in single player, e che l'abbandonerebbe solo dopo i primi livelli. Poi, ovviamente, si dedicherebbe alla modalità multiplayer per trascorrere in essa centinaia di ore.

Al di là del fatto che questo dato del 5% sembra veramente piccolo, è sotto gli occhi di tutti i giocatori che, in questi ultimi anni, la portata del fenomeno "multiplayer online" sta aumentando d'importanza in maniera esponenziale. Oltre a questo, c'è anche da considerare il fatto che sempre più giochi, pur avendo delle campagne in single player più o meno vaste ed interessanti, per essere giocati necessitano di essere sempre "always online", ossia "sempre online". Questo è piuttosto strano, ma il motivo è chiaro: spingere sempre più i giocatori a giocare online. Entrambi i fenomeni interessano sia il mondo dei videogiochi per PC sia quello dei giochi per console. Alcuni giochi "always online" sono Destiny, Need for Speed e, a quanto pare, il prossimo Tom Clancy's The Division, se le notizie che circolano attualmente sono esatte.

Ultimamente, Cliff Bleszinski ha affermato senza mezzi termini che la campagna in single player di un gioco FPS (sparatutto in prima persona) richiede, in termini di costi di produzione, il 75% del budget totale. Questo è stato detto sia in termini generali sia in riferimento al fatto che il prossimo gioco dello sviluppatore Boss Key Productions vede la direzione di Bleszinski, il quale partecipò alla realizzazione di grandi titoli come Unreal e Gears of War. Il gioco in questione si chiama LawBreakers, noto precedentemente con il nome in codice Project Bluestreak; si tratta di uno sparatutto in prima persona competitivo a squadre e giocabile, ovviamente, solo in modalità multiplayer online. LawBreakers verrà rilasciato nel corso del 2016 come titolo free-to-play, probabilmente con la possibilità di acquistare a parte delle componenti per il gioco.

Quindi una ragione di tutto ciò riguarda, come al solito, il denaro. Tuttavia non è l'unica motivazione. Si prenda in considerazione il prossimo titolo per Xbox One, Crackdown 3. Si tratta di uno sparatutto in prima persona che, pare, prevederà anche una modalità single player (non si sa se always online). L'accento verrà però posto sul gioco multiplayer online, e la ragione di questo è più complessa, almeno dal punto di vista tecnico. Uno dei punti di forza di questo titolo, a quanto pare, è la grande distruttibilità degli ambienti; per realizzarla al meglio, però, sembra che sia necessaria la "potenza di calcolo del cloud" che permetterebbe alle nostre macchine casalinghe di fare cose stupefacenti.

In pratica, qui non si tratta solo di una "modalità di gioco" (cooperativa o di scontro), ma di una questione tecnica che potrebbe diventare un notevole precedente. Se si tratta di un qualcosa di buono o di preoccupante, lascio a voi la risposta. Obiettivamente, è vero che se un gioco è programmato in modo da poter utilizzare la potenza di calcolo dei server che, chissà da dove, dirigono tutta la faccenda, potrà essere "migliore". Ma, allora, a cosa servono i nostri "piccoli" PC e le nostre "piccole" console? Sono come dei semplici "schiavetti" per mezzo dei quali le immagini generate dai server appaiono sui nostri monitor e sui nostri televisori? Sì, in parte e, almeno, solo in questo caso.

Certamente la potenza dei PC e delle console dell'attuale generazione non è da sottovalutare e fa il suo dovere ma... dove andremo a finire? I PC non servono solo per giocare, ovviamente, e quindi il loro hardware servirà sempre a qualcosa, oltre al divertimento. Tuttavia, per quanto riguarda le console, se tale abitudine dovesse aumentare d'importanza, potrebbero diventare in molti casi dei semplici "ripetitori di segnale" dei dati emessi dai server in Internet.

Tralasciando per il momento questi inquietanti scenari, passiamo a tre giochi apparentemente più "normali": Star Wars Battlefront, Street Fighter V e Star Citizen. Cosa hanno in comune? Naturalmente, il fatto di prediligere il gioco online. Mentre il prossimo titolo dello sviluppatore Cloud Imperium Games Corporation, Star Citizen, è chiaramente un MMO o multigiocatore di massa senza mezzi termini, Star Wars Battlefront e Street Fighter V dovrebbero avere, anche per motivi "storici" una buona componente single player. Invece, a quanto pare, non è così, soprattutto per quanto riguarda il gioco ispirato alla famosissima saga cinematografica di George Lucas. Star Wars Battlefront, infatti, è del tutto privo di una campagna in single player, cosa piuttosto deludente per via del fatto che si tratta di un ottimo gioco, soprattutto dal punto di vista grafico. Street Fighter V, al momento del lancio, pare essere un caso un po' insolito: Capcom lo ha rilasciato non certo come titolo in "early access" o ad "accesso anticipato", ma come gioco completo. Di fatto, però, non lo è, come riportato anche da numerosissimi siti web. La componente single player, infatti, è piuttosto limitata e, nel caso della modalità "storia", non è regolabile il livello di difficoltà, che di default pare essere fin troppo semplice. La politica di commercializzazione di Capcom, un'azienda che vanta un posto importante nella storia dei videogiochi, è stata in questo caso piuttosto strana: a quanto pare verranno introdotte nuove modalità di gioco e nuovi personaggi... nel corso del tempo. L'aspetto positivo è che saranno gratuiti, non si sa sul lungo periodo.

Ricapitolando, perché i giochi "devono" essere giocati sempre più solo per mezzo di Internet? C'è l'importante aspetto economico (costa meno produrli), c'è un aspetto tecnico (la potenza di molti server è certamente maggiore delle nostre macchine casalinghe)... e poi? Qualcuno potrebbe dire: giocare in modalità multiplayer online è bello perché si gioca "con" o "contro" altri esseri umani, e questo favorisce la socializzazione e contribuisce ad evitare l'isolamento. Apparentemente, queste affermazioni potrebbero essere corrette. Purtroppo, in molti casi, non è così. Pensate davvero che le persone socializzino veramente tramite le nuove tecnologie, al giorno d'oggi? In parte è così, ma non mi sembra che gli "amici" che si trovano online sarebbero disposti a darvi anche solo pochi centesimi se ne aveste veramente bisogno. Se davvero gli sviluppatori di videogiochi e gli editori avessero a cuore la "socializzazione", allora implementerebbero con altrettanta attenzione la modalità multiplayer "in locale": due o più persone che nella stessa stanza giocano con lo stesso PC o la stessa console. In molti casi questo avviene, ma dal punto di vista della produzione, del marketing, della tipologia di titoli e della loro "graduatoria" (AAA e simili), pare che il multiplayer in locale non sia allo stesso livello di quello online quando, invece, nei primi decenni della storia dei videogiochi, era molto più diffuso. "Chi vivrà, vedrà", si è soliti affermare in questi casi. Purtroppo, però, stiamo già vedendo cosa sta accadendo.

Cerca nel sito


Utenti registrati in GC Social

Ultimi 40 articoli

Tutte le recensioni

Condividi questa pagina di Game Community

Submit to DiggSubmit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Ultimi articoli

Written on 22/10/2016, 21:30
considerazioni-sui-giochi-che-hanno-la-modalita-multiplayer-offline-con-i-bot Nel corso dell'ultimo decennio, il mondo videoludico ha saputo offrire ai giocatori, sempre più,...
Written on 22/10/2016, 15:58
lo-sviluppatore-di-rime-afferma-di-non-avere-problemi-di-sviluppo-con-il-gioco RIME è un gioco che venne annunciato nel lontano 2013, ma da allora scomparve...
Written on 22/10/2016, 15:55
data-di-uscita-prevista-per-la-versione-ps4-di-crash-bandicoot La collezione di giochi Crash Bandicoot Remastered per PS4 potrebbe avere una data di...
Written on 22/10/2016, 15:52
la-generazione-procedurale-in-star-citizen Secondo Chris Roberts, presente al CitizenCon, il gioco ha ora un sistema completamente nuovo...