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"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3             In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "Cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "Cristiano"? Game Community tenterà di fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. È infatti in preparazione il sito GC = Gesù Cristo, che sarà un social network per videogiocatori Cristiani. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!



Distribuzione digitale: il problema dei prezzi

Tutti noi siamo contenti di fare un'affare. La prospettiva di realizzare ciò è quello che attrae abbastanza gente che si accampa volentieri fuori dai centri commerciali per settimane, in attesa di una grande vendita. L'amore che i consumatori hanno per queste occasioni è la metà della ragione della follia che ha provocato qualcosa come il "venerdì nero", e questo accade ogni anno.

Questo è il motivo per cui genitori dagli occhi cisposi si tirano giù dal letto alle cinque del mattino del giorno dopo il Natale per mettersi in coda fuori dai negozi per le riduzioni di prezzo dopo il Natale. Questo è il motivo per cui i giocatori aspettano con il fiato sospeso le vendite estive di Steam, nella speranza di comprare un titolo AAA del valore di 40 € per meno di quello che normalmente costa.

In maniera coerente noi amiamo ed appreziamo dei prezzi ragionevoli. Quante volte noi, come persone, ascoltiamo i nostri amici e famigliari quando parlano di un negozio dove è possibile ottenere dei prodotti ad un prezzo ragionevole? Nel mondo di oggi, con recessioni ed aumenti delle tasse, con redditi conseguentemente diminuiti, i consumatori sono quanto mai cauti circa le loro spese, e determinati a cercare il miglior valore per i propri soldi. Questo accede non solo per le necessità come i generi alimentari, i combustibili per il riscaldamento e simili, ma anche per le spese discrezionali riguardanti l'intrattenimento ed i media. Oggi abbiamo piattaforme del calibro di Netflix e Spotify, nonché servizi come PlayStation Plus, che offrono ogni mese una manciata di giochi gratuiti, con prezzi di abbonamento molto ragionevoli. Tuttavia, anche con tutti questi servizi, esiste un segmento del settore videoludico (in particolare quello riguardante le console) in cui il prezzo ragionevole è tutto, ma sorprendentemente non è nei negozi di High Street o sugli scaffali dei titani globali della vendita al dettaglio come Gamestop. Piuttosto, è sulle piattaforme di distribuzione digitale.

Noi, in quanto consumatori, siamo costantemente spinti ad acquistare i giochi tramite le piattaforme di distribuzione digitale come il PlayStation Store e l'Xbox Live. Come, esattamente? Be', la risposta può essere trovata esaminando le procedure che determinano i costi per ottenere una copia fisica di un gioco sugli scaffali di un negozio di High Street. Lo sviluppo e la distribuzione dei giochi sono costosi. Non c'è nessun vero dubbio. In realtà, in primo luogo, è perché esistono gli editori. L'editore di un gioco presta attenzione al bilancio per quanto riguarda lo sviluppo, il marketing, la gestione della distribuzione e della produzione fisica per uno sviluppatore di giochi, il tutto con notevoli rischi.

Un editore come Activion, per esempio, non solo deve investire una grossa somma di denaro per finanziare lo sviluppo di un gioco e per pagare gli stipendi del proprio personale e di quello dello sviluppatore, ma deve anche occuparsi della solita campagna pubblicitaria per titoli AAA come Call of Duty: Advanced Warfare. Inoltre sovrintende alla realizzazione dei dischi fisici reali, con gli opuscoli e tutto il resto, compresi il confezionamento davvero fastidioso e trasparente sopra il contenitore, la distribuzione sugli scaffali dei negozi al dettaglio e molti altri costi minori che derivano da tutto ciò. L'editore deve quindi pagare per i dischi e gli imballaggi che devono essere fatti, con i costi per la realizzazione delle casse di questi giochi e per la spedizione in tutto il mondo, con le spese per il combustibile e lo scaffalamento. Il risultato è un bilancio di svariati milioni di dollari che devono essere recuperati. Quando uno prende in considerazione tutti questi costi, è difficile rimanere davvero sconvolti per pagare 70 € per un nuovo titolo. Si tratta della natura del modello distributivo, del business, del fatto che il denaro deve essere recuperato per sostenere una società e per generare profitto. C'è poi un altro problema complesso, ossia quanto di questo denaro va effettivamente alle persone che hanno realizzato il gioco, ma questa è un'altra storia.

Sinceramente, però, personalmente non mi dispiace farmi un giro in un negozio Gamestop o simili e sborsare 50 € per una copia fisica di un nuovo gioco. Quando prendo in considerazione tutti i costi della produzione fisica di un gioco che si può acquistare in un negozio, 60 € o 70 € sono prezzi abbastanza ragionevoli. Tuttavia, quando accendo la mia PlayStation ed accedo al PlayStation Store, per vedere che l'edizione standard di The Evil Within per PS4 costa 64,99 €, penso di essere giustificato nel dire (come ogni altro consumatore) che questa è una fregatura, un prezzo del tutto ingiustificato. Perché? Be', perché è digitale.

Ci sono innumerevoli benefici per quanto riguarda la distribuzione digitale dei contenuti, fra cui la sua economicità. I costi della produzione dei dischi fisici, del loro imballaggio e dei libretti? Non sono presenti nelle copie digitali. Il costo per mettere questi giochi fisici in casse e spedirli in tutto il mondo? Non è presente nelle copie digitali. Il costo per pagare una società di consegna che assuma un autista di un camion per trasportare queste casse di giochi al negozio al dettaglio? Non è presente nelle copie digitali. Il costo per pagare il negozio al dettaglio affinché metta negli scaffali questi giochi fisici? Non è presente nelle copie digitali. Infatti, l'unico costo reale della distribuzione digitale è il pagamento dello spazio sui server, che è significativamente più economico di tutti i costi sopra elencati.

Allora, perché l'edizione digitale di Battlefield 4 costa 69,99 €, quando la versione finale costa solo 36,98 €? Perché l'edizione digitale di FIFA 15 costa come la versione finale? Perché WWE 2K15 costa 10 € in più sul PlayStation Store, rispetto ad una copia fisica venduta da Gamestop? Dove sono tutti questi costi che giustificano un tale carico sul prezzo per la copia non-fisica di questi giochi? La risposta non è da nessuna parte, perché non esiste. Non vi è alcuna giustificazione per il ricarico di questi prezzi, da parte di società che vogliono realizzare maggiori profitti a danno dei consumatori.

Prendete una società come Oddworld Inhabitants. Il CEO Lorne Lanning ha ripetutamente profuso elogi sull'avvento della distribuzione digitale e di tutti i benefici che porta allo sviluppo dei giochi. Annulla la necessità di un editore, portando un maggiore controllo del loro prodotto agli sviluppatori, con un costo finale minore ed una possibilità maggiore di andare in pareggio e realizzare un profitto, che può essere poi utilizzato per la creazione di nuovi giochi; inoltre tutto questo rischio ridotto consente una maggiore sperimentazione e di conseguenza ulteriori giochi. La distribuzione digitale della serie Oddworld ha permesso di ottenere un ottimo ritorno alla società, che ha potuto realizzare la versione remastered HD di Stranger Wrath e Oddysee of Minch. E, naturalmente, New 'n' Tasty, un completo remake "da zero" di Oddworld: Abe Oddyssee, che è stato accolto con molto clamore dalla critica e dai giocatori. Il prezzo per questo remake, costruito da zero, senza risorse già pronte? 20,99 €. Oddworld Inhabitants ha avuto bisogno di vendere solo 250.000 unità di questo titolo per andare in pareggio, e la vendita di 500.000 unità basterebbe a finanziare interamente un nuovo gioco.

Tutto ciò solleva una questione: se una piccola azienda come Oddworld Inhabitants può vendere un gioco a 20,99 €, che probabilmente corrisponde per qualità ad uno dei vari AAA, ottenendo un bel profitto con un minimo di unità vendute (in confronto ai numeri di altri franchise su piattaforme digitali), perchè non può un mega-publisher come Activision fare lo stesso? "Hanno bisogno di pagare i costi dei server", si potrebbe dire. "Hanno bisogno di finanziare un'enorme campagna pubblicitaria", si potrebbe controbattere. Questo è vero, ma hanno finanziato tali campagne esclusivamente grazie al solo prezzo di vendita per gli ultimi vent'anni. Quando queste campagne hanno cominciato a costare così tanto che gli editori sono stati costretti a far pagare un prezzo per la versione digitale pari a quello della versione fisica? Risposta: non hanno cominciato a costare così tanto.

Non stiamo chiedendo a Oddworld Inhabitants il livello di prezzo per le copie digitali AAA, che alla fine della giornata è troppo estremo per essere imposto. Tuttavia non importa in che modo si taglia, e le edizioni digitali di un gioco non dovrebbero costare di più delle copie fisiche vendute al dettaglio dello stesso gioco. In un mondo giusto, dovrebbero costare di meno. Per lo meno questi mega-editori e società dovrebbero avere la decenza di mantenere la parità di prezzo fra le versioni digitali e retail. I giocatori, come i consumatori, hanno dovuto più volte subire questa avidità delle aziende. Gli sviluppatori di giochi hanno sofferto ancora di più per questo. E' giunto il momento, per noi consumatori, di far sentire la nostra insoddisfazione. La distribuzione digitale è una cosa recente, ed abbiamo la possibilità di plasmare il suo futuro come ogni team aziendale o consiglio di economisti. Personalmente, io non sono disposto a finanziare il prossimo acquisto di una Ferrari per un CEO ultrapagato per i contenuti digitali, e scommetto che la maggior parte delle persone che leggono questo articolo non sono interessate a farlo. Smettiamola di piangerci addosso, ed iniziamo a chiedere una giustizia economica.

Fonte: apixelatedview.com

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