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"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli." Matteo 18, 3             In Internet si può trovare un buon numero di siti web per "videogiocatori cristiani". Le forme e le modalità con cui appassionati di videogiochi non disdegnano di proclamare la loro fede sono molteplici; in questi siti, talvolta, sono presenti anche dei forum. Se qualcuno di voi, però, provasse a fare una ricerca, noterebbe che quasi tutti sono in lingua inglese. Per quanto riguarda il panorama videoludico italiano, infatti, ben pochi giocatori amano definirsi pubblicamente "Cristiani". Anzi, la maggior parte dei "profili" di un buon numero di appassionati di videogiochi, si compiace di tematiche appartenenti al "lato oscuro", con simboli, frasi, citazioni, modi d'esprimersi, etc. Questo è sotto gli occhi di tutti. Perché, dunque, un giocatore non può essere felice di dirsi "Cristiano"? Game Community tenterà di fare qualcosa in merito, nel suo piccolo. È infatti in preparazione il sito GC = Gesù Cristo, che sarà un social network per videogiocatori Cristiani. Gesù è il Signore! Lode e gloria a Te, Signore Gesù!



Che ne è stato delle mascotte dei videogiochi in stile cartone animato?

L'odierna industria videoludica è una gara per vedere chi riesce a realizzare il più grande franchise sparatutto o open-world. Anno dopo anno, Sony, Microsoft, EA e Ubisoft competono con i loro IP AAA, nella speranza di trovare il prossimo Call of Duty, Halo o Mass Effect, ma negli anni '90 e nei primi anni 2000 le cose erano diverse.

La gara era ancora accesa, ed altrettanto fervida, ma l'obiettivo non era quello di realizzare un Battlefield o un Assassin's Creed. Ognuno cercava il prossimo eroe da cartone animato, un nuovo e colorato "volto del marchio", in grado di superare Mario. Durante i giorni della prima PlayStation e del Nintendo 64, i più grandi giochi non erano sparatutto, ma platform, e tutti volevano qualcosa come PaRappa the Rapper, Croc, Bubsy, Banjo Kazooie, Conker, Crash Bandicoot, Spyro the Dragon e Rayman. Questi sono stati i personaggi delle più grandi serie di giochi. Questi personaggi erano delle mascotte, non solo per i propri franchise, ma anche per le console.

Oggi, tuttavia, alcune di esse sopravvivono. Ubisoft lancia ancora un gioco di Rayman di tanto in tanto, e Sony ha appena rilasciato un Ratchet & Clanck riavviato, ma l'era delle mascotte delle console è in gran parte terminata. Allora, cos'è successo? Perché gli eroi da cartone animato muoiono? Una parte di questo, si può immaginare, è dovuta al fatto che gli sviluppatori di videogiochi si sono semplicemente annoiati. Naughty Dog ha abbandonato Crash e successivamente Jak e Daxter, in modo da poter iniziare a lavorare su Uncharted e The Last of Us. Insomniac Games ha lasciato Spyro per la serie Resistance, Ubisoft ha lasciato Rayman per lavorare su Assassin's Creed. E' naturale. Dopo aver realizzato tre, quattro o cinque titoli, basati soprattutto sullo stesso personaggio, perché non investire un po' dei soldi ricavati in qualcosa di nuovo?

Gli eroi da cartone animato di successo erano una licenza per stampare denaro. Verso la metà degli anni 2000, qualsiasi sviluppatore che possedeva uno di questi personaggi aveva un capitale sufficiente per rischiare con un nuovo IP. Forse, in combinazione con l'affaticamento creativo degli sviluppatori di videogiochi, la morte di questi eroi da cartone animato è scesa ad un semplice business. Personalmente, preferisco pensare che questo sia accaduto per via della maturazione dei videogiochi, o perché hanno iniziato a muoversi in direzioni più mature. Oggi i giochi hanno ancora la reputazione o auto-reputazione come immagine pubblica di prodotti per bambini. Sono evasione, anche per gli adulti, ai quali promettono un ritorno anche non esplicito all'infanzia, ad esperienze semplici e piacevoli. Ma lentamente, con riluttanza, stanno crescendo. Gli sviluppatori di videogiochi sono sempre più anziani e l'età media dei giocatori è di 30 anni o superiore.

Gli eroi da cartone animato hanno avuto il loro tempo, ma non sono al passo con il presente dei giochi. Ed è accaduto naturalmente. In realtà, è successo a dispetto di una cosa che l'industria videoludica ama: la promessa commerciale. Nonostante un'esplosione di film d'animazione, i quali avrebbero potuto convincere gli sviluppatori ha ristabilire gli eroi da cartone animato, questo non è successo. Spero che gli studi che lo hanno sempre fatto, però, continuino a farlo. Nintendo ha sempre realizzato giochi per bambini e continuerà a farlo perché, naturalmente, i bambini giocano ancora. I videogiochi non dovrebbero mai diventare una cultura omogenea, per cui gli unici giochi prodotti sono quelli adatti ad un particolare tipo di consumatore.

Tuttavia la gara per trovare una nuova mascotte da cartone animato è finita. La più grande sfida per gli sviluppatori, oggi, è quella d'imparare in modo intelligente e con grazia a gestire soggetti più adulti ossia, in termini molto generali, "raccontare storie". Penso che questo sia un obiettivo più nobile che cercare di creare un personaggio commerciabile. Tuttavia, gli eroi da cartone animato potrebbero essere in procinto di sperimentare una rinascita. Il rifatto Ratchet & Clank per PS4 e lo Yooka Layli che uscirà ad ottobre, realizzato da alcuni designer dietro a Banjo Kazooie, forse segnano un lieve ritorno agli sforzi degli anni '90 e dei primi anni 2000.

La pagina Kickstarter di Yooka Layli promette un "enorme cast di personaggi memorabili... destinato a durare nei giochi futuri". Questo titolo disporrà anche di una modalità "N64 Shader", che altererà la grafica di Yooka Layli in modo da assomigliare ai giochi del passato. E' accattivante, e c'è un sacco di persone, a cui piacciono i giochi d'evasione e di divertimento, che saluterebbe favorevolmente il ritorno delle mascotte da cartone animato. Ma si tratta anche di regressione? Mi sono divertito con Ratchet & Clank, e Yooka Layli sembra un tributo d'amore, ma preferisco che i giochi non rientrino in gara per trovare dei personaggi commerciabili, Croc, PaRappa, Banjo e tutti gli altri morti per cause naturali. Giochi come questi, per fortuna, esisteranno sempre, ma se i giochi nel loro complesso hanno bisogno di una sfida unificante, il rilancio delle mascotte da cartone animato non è adatto.

Fonte: ibtimes.co.uk

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